Attacco ransomware in azienda: cosa fare nelle prime 24 ore
Piano operativo per la tua PMI sotto ransomware: isolare, non pagare subito, ripristinare dal backup e notificare al Garante entro 72 ore. Guida pratica 2026.
Scritto da Team ILTECPubblicato il 14 agosto 2026
In breve:
- Isola subito le macchine colpite (scollega rete e Wi-Fi) ma non formattare, non spegnere in modo forzato: servono per l’analisi forense.
- Non pagare il riscatto: pagare non garantisce il recupero, finanzia il crimine e ti segnala come bersaglio pagante.
- Se sono coinvolti dati personali, il GDPR (art. 33) impone la notifica al Garante entro 72 ore dalla scoperta; se il rischio è elevato, informa anche gli interessati (art. 34).
- Sporgi denuncia alla Polizia Postale: è un reato e la denuncia serve anche per assicurazione e responsabilità.
- Ripristina solo da backup isolati e testati: molti ransomware cifrano anche i backup collegati alla rete.
Un dipendente ti chiama: i file sullo schermo hanno estensioni strane e c’è una schermata che chiede un riscatto in Bitcoin. Il gestionale non parte, la cartella condivisa è illeggibile. Le prime ore decidono se torni operativo in un giorno o in due settimane. Le PMI sono spesso il bersaglio preferito degli attacchi ransomware perché hanno difese deboli e backup non testati.
Questo non è un articolo di prevenzione (per quello vedi il kit minimo di cybersecurity). È il piano operativo di incident response: cosa fare, in ordine, nelle prime 24 ore.
Cosa fare subito: i 5 passi nelle prime 24 ore
- Isola subito le macchine colpite (scollega rete e Wi-Fi) ma non formattare, non spegnere in modo forzato: servono per capire come è entrato l’attacco.
- Non pagare il riscatto: pagare non garantisce il recupero, finanzia il crimine e ti segnala come bersaglio pagante. Priorità al ripristino da backup pulito.
- Se sono coinvolti dati personali, il GDPR (art. 33) impone la notifica al Garante entro 72 ore dalla scoperta della violazione.
- Sporgi denuncia alla Polizia Postale: è un reato e la denuncia serve anche per assicurazione e responsabilità.
- Il ripristino funziona solo con backup isolati e testati: molti ransomware cifrano anche i backup collegati alla rete.
Le prime 24 ore: la sequenza operativa
L’errore più comune è agire d’istinto: spegnere tutto, riavviare, provare a cancellare i file cifrati. Quasi sempre peggiora la situazione. Segui questa sequenza.
1. Contenere (primi 15-30 minuti)
L’obiettivo è fermare la propagazione. Il ransomware si diffonde in rete: ogni minuto colpisce nuove cartelle e nuovi PC.
- Scollega i cavi di rete dalle macchine colpite e disattiva il Wi-Fi.
- Isola i server e i NAS: se non sai quali macchine sono infette, scollega lo switch o spegni l’accesso a Internet dell’azienda.
- Non formattare, non spegnere in modo forzato i PC coinvolti. La RAM e i log servono all’analisi forense per capire vettore e ceppo del ransomware.
- Blocca gli accessi remoti (VPN, RDP, TeamViewer): spesso l’attacco entra proprio da lì.
2. Valutare e allertare (prima ora)
- Chiama il responsabile IT interno o il tuo fornitore di assistenza. Se sei cliente ILTEC hai un referente unico e assistenza diretta: per i clienti con contratto, i blocchi totali dell’operatività sono gestiti entro 8 ore lavorative (calcolate sugli orari di apertura, Lunedì-Venerdì 8:00-12:30 / 14:30-18:30), senza call center.
- Identifica cosa è stato colpito: quali server, quali dati, se ci sono dati personali di clienti o dipendenti.
- Fai foto della schermata di riscatto e annota l’orario: serviranno per denuncia e analisi.
3. Non pagare (decisione critica)
La tentazione, con l’azienda ferma, è pagare per tornare operativi in fretta. La linea di forze dell’ordine e agenzie di sicurezza è netta: non pagare.
- Pagare non garantisce di riavere i dati: molte vittime pagano e ricevono chiavi che non funzionano.
- Alimenti il modello di business del crimine e ti marchi come bersaglio pagante: chi paga viene spesso ricolpito.
- Il riscatto non elimina l’esfiltrazione: molti gruppi rubano i dati prima di cifrarli e minacciano di pubblicarli (doppia estorsione).
La via corretta è il ripristino da backup. Ecco perché il backup va progettato prima, non dopo.
4. Ripristinare da backup pulito
Qui si vede se hai fatto i compiti. Un backup serve solo se è isolato e testato.
- Verifica che i backup non siano stati cifrati anch’essi (accade quando sono su unità sempre collegate alla rete).
- Ripristina in un ambiente bonificato: reinstalla i sistemi operativi da zero sulle macchine colpite, non riportare l’infezione.
- Recupera i dati dall’ultima copia sana, verificando la data dell’infezione per non ripristinare file già compromessi.
Se non hai una strategia di backup a prova di ransomware, leggi la nostra guida alla strategia di backup 3-2-1: tre copie, due supporti diversi, una offline/immutabile.
5. Notificare (entro 72 ore per i dati personali)
Se l’attacco ha coinvolto dati personali (di clienti, dipendenti, fornitori), scatta un obbligo di legge.
- Il Regolamento UE 2016/679 (GDPR), art. 33 impone la notifica al Garante per la protezione dei dati personali entro 72 ore da quando vieni a conoscenza della violazione.
- Se il rischio per gli interessati è elevato, l’art. 34 obbliga anche a informare i soggetti coinvolti: sono le persone fisiche i cui dati sono stati violati (clienti, dipendenti, fornitori). La comunicazione va fatta senza ingiustificato ritardo, in modo diretto (email o lettera) e con linguaggio chiaro, descrivendo natura della violazione, probabili conseguenze e misure adottate.
- Sporgi denuncia alla Polizia Postale: il ransomware è un reato e la denuncia serve anche a fini assicurativi.
- Coinvolgi il tuo DPO (se nominato) e valuta il supporto di un legale.
Cosa NON fare (gli errori che costano di più)
| Errore | Perché è un problema |
|---|---|
| Spegnere/formattare subito i PC | Distruggi le prove per capire come sono entrati e quali dati sono usciti |
| Pagare il riscatto | Nessuna garanzia, finanzi il crimine, ti segnali come pagante |
| Ripristinare senza bonificare | Riporti l’infezione e ricifri tutto |
| Ignorare la notifica al Garante | Sanzioni GDPR che si sommano al danno dell’attacco |
| Nascondere l’incidente | Peggiora responsabilità e conseguenze legali |
Dopo l’emergenza: chiudere la falla
Ripristinare non basta. Se non capisci come sono entrati, verrai ricolpito. Dopo il ripristino:
- Analizza il vettore d’ingresso (email di phishing, RDP esposto, credenziale rubata, software non aggiornato).
- Rivedi la struttura di server e rete aziendale: segmentazione, firewall, accessi remoti protetti.
- Cambia tutte le password e attiva l’autenticazione a due fattori dove possibile.
- Rendi i backup immutabili o offline e pianifica test di ripristino periodici.
Quando NON serve tutto questo apparato: se sei un professionista con un solo PC e nessun dato personale di terzi rilevante, il piano si riduce a isolare, ripristinare da backup offline e ripulire. Ma nel momento in cui gestisci dati di clienti o hai una rete condivisa, l’incident response strutturato non è opzionale.
Il valore di un fornitore raggiungibile
Nell’emergenza, il fattore che accorcia i tempi è avere qualcuno che risponde subito. ILTEC offre assistenza diretta senza call center, con un referente unico per stampa, IT, rete e cassa. Per i clienti con contratto, i blocchi totali dell’operatività sono gestiti entro 8 ore lavorative (calcolate sugli orari di apertura, Lunedì-Venerdì 8:00-12:30 / 14:30-18:30). Ma la vera differenza si costruisce prima: rete segmentata, backup testati, accessi remoti protetti.
Vuoi capire quanto è esposta la tua infrastruttura e se i tuoi backup reggerebbero davvero a un ransomware? Prenota un sopralluogo gratuito: un nostro tecnico analizza rete, server e strategia di backup della tua azienda a Biella e provincia, e ti dice dove sei scoperto. Senza impegno.
Domande frequenti
- Devo pagare il riscatto per riavere i dati?
- La linea condivisa da forze dell'ordine e agenzie di sicurezza è non pagare: il pagamento non garantisce il recupero dei file, alimenta il crimine e ti espone a nuovi attacchi. Priorità al ripristino da backup pulito. Sporgi denuncia alla Polizia Postale.
- Entro quanto devo notificare l'attacco al Garante Privacy?
- Se c'è violazione di dati personali, il Regolamento UE 2016/679 (GDPR) impone la notifica al Garante entro 72 ore dal momento in cui vieni a conoscenza della violazione (art. 33). Se il rischio per gli interessati è elevato, vanno informati anche i soggetti coinvolti (art. 34).
- Cosa devo fare per primo quando scopro un ransomware?
- Isolare le macchine colpite: scollegare cavo di rete e Wi-Fi, spegnere lo switch se serve, ma non formattare, non spegnere in modo forzato i PC (servono per l'analisi). Poi avvisa il responsabile IT o il tuo fornitore di assistenza.
- Il backup mi salva davvero da un ransomware?
- Solo se è un backup isolato e testato. Molti ransomware cifrano anche i backup collegati alla rete. Serve almeno una copia offline o immutabile (logica 3-2-1) e prove di ripristino periodiche.
- Come notifico i clienti dopo un ransomware (art. 34 GDPR)?
- Se il rischio per gli interessati è elevato, l'art. 34 GDPR obbliga a informare senza ingiustificato ritardo i soggetti coinvolti — cioè le persone fisiche i cui dati sono stati violati (clienti, dipendenti, fornitori). La comunicazione va fatta in modo diretto (es. email o lettera) con linguaggio chiaro e deve descrivere la natura della violazione, le probabili conseguenze e le misure adottate. Coinvolgi il DPO, se nominato, e un legale.
- Quanto tempo serve per ripristinare l'operatività?
- Dipende dalla qualità dei backup e dalla dimensione dell'infrastruttura. Con backup testati e un piano pronto si parla in genere di poche ore fino a 1-2 giorni; improvvisando, senza backup affidabili, si rischiano 1-3 settimane e la perdita definitiva di dati.